Il bambino adottivo e la sua famiglia

I bambini adottivi hanno tutti una “storia” che li caratterizza e che può averli segnati lasciando in loro aree di fragilità, insicurezza e difficoltà, sia che siano stati adottati a pochi giorni dalla nascita, che abbiano avuto periodi di affido, istituzionalizzazione o abbiano vissuto un periodo più o meno lungo nella propria famiglia biologica. Alcuni di loro, inoltre, devono  affrontare cambiamenti importanti, provenendo da culture, etnie e lingue diverse.
Il vissuto dell’abbandono e pensieri su ” perché sono stato lasciato?” e “perché è successo proprio a me?” è qualcosa che li addolora  profondamente e che si ripresentano ad ogni tappa di crescita e contribuiscono spesso a renderli insicuri rispetto ai legami affettivi ed al proprio valore.
In più, alcuni di loro hanno subito esperienze estremamente sfavorevoli in termini di trascuratezza, maltrattamento e abuso che attivano in loro reazioni post-traumatiche.
La nostra equipe si occupa di problematiche riguardanti:
  • difficoltà relazionali con i coetanei e/o con gli adulti
  • difficoltà di apprendimento (discontinuità, difficoltà di attenzione e concentrazione, DSA, ADHD ecc..)
  • difficoltà nella regolazione delle emozioni (esplosioni di rabbia, congelamento emotivo, oppositività ecc.)
  • sintomatologia somatica (stati di agitazione, enuresi, encopresi, difficoltà di addormentamento, disturbi alimentari, ansia, rituali ossessivi , comportamenti sessualizzati ecc.)
  • risoluzione ed elaborazione di memorie traumatiche (EMDR)
  • difficoltà legate alla differenza somatica ( integrazione, difficoltà di accettazione del proprio aspetto, rifiuto sociale e bullismo ecc.)
  • comportamenti disfunzionali (fughe da casa, piccoli furti, bugie)

Il nostro approccio prevede di lavorare con il bambino e la sua la famiglia. I genitori infatti sono emotivamente ed affettivamente coinvolti dal disagio del loro figlio, e la sua perdurante sofferenza genera sentimenti di frustrazione,  di impotenza, di affaticamento o rabbia. D’altra parte, essi sono anche la risorsa più importante per il cambiamento. Il legame con un figlio, inoltre riporta ciascun genitore alla propria storia passata e all’interazione con la propria famiglia di origine, a volte problematica e difficoltosa. Pensiamo che coinvolgere i genitori nel percorso terapeutico e accompagnarli in una  migliore comprensione della propria storia li aiuti a stabilire relazioni più adeguate con il proprio figlio.

Il nostro intervento è quindi “familiare” e prevede il lavoro in equipe. Due terapeuti affronteranno insieme i primi tre/ quattro colloqui di consultazione, utili ad inquadrare la situazione, incontrando  i genitori e il figlio in difficoltà. Tali colloqui saranno a cadenza quindicinale/ trisettimanale e della durata di 2 ore ciascuno. Al termine si formulerà un progetto terapeutico che se incontrerà l’adesione, prevederà incontri con formati diversi (genitori da soli, famiglia, bambino da solo dall’età scolare in poi ) e durata da definire.

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