La bugia

La bugia o menzogna è l’alterazione consapevole della verità. Essa può essere considerata come una nuova possibilità per il bambino legata all’acquisizione del linguaggio. Se, infatti, il linguaggio permette di descrivere ciò che non è presente, allora il linguaggio potrà anche essere utilizzato per modificare ciò che si vuole comunicare. Il bambino scopre non solo che può non dire tutto, ma che può anche inventare. Chiaramente, per poter parlare di alterazione della realtà, è necessario capire quando il bambino comprende la distinzione tra fantasia e realtà, tra vero e falso. In genere si considera che il bambino consolidi queste capacità intorno ai sei, sette anni. La menzogna può essere un modo per mantenere una immagine di sé perfetta, oppure per stabilire un confine tra sé e i genitori. Se da una parte quindi la menzogna può asservire scopi utili, di conquista ed indipendenza, dall’altra il bambino impara presto che dire la verità significa rispettare le esigenze sociali e ottenere la stima degli altri. La verità sarà allora utilizzata per gratificare i genitori e per aumentare l’autostima, mentre la menzogna manterrà un’illusione di perfezione, che non farà altro che abbassare l’autostima.

Esistono tre tipi principali di menzogna:

  • la menzogna utilitaristica
  • la menzogna compensatoria
  • la mitomania.

La menzogna utilitaristica è quella più simile alla menzogna utilizzata dagli adulti: mentire per evitare o ottenere qualcosa. Il fatto che le menzogne rimangano dei fatti isolati o diventino una modalità comunicativa è strettamente connesso al comportamento e alla reazione dei genitori. Da una parte sarà importante non svergognare il bambino e non avere un atteggiamento eccessivamente moraleggiante. Infatti, in questo caso il bambino atterrito potrebbe essere tentato a mentire ancora per cercare di cavarsela o farsi un’idea di sé come bambino cattivo, che non può meritare la stima dei genitori, con la conseguenza che il bambino tenderà a comportarsi come i genitori si aspettano: da bambino cattivo. Dall’altra parte un atteggiamento lassista o credulone rischia di spianare la strada ad un utilizzo più frequente della menzogna, per cavarsela nelle varie circostanze. Forse, però l’elemento più importante che determina i successivi comportamenti è la sincerità dei genitori stessi. Essere sinceri permette di dare al bambino un’idea di affidabilità e solidità. Un atteggiamento costruttivo implicherà di rilevare la bugia del bambino senza infierire su di lui e dandogli la sensazione che aver fatto una “cattiveria” non significa essere un bambino cattivo.

La menzogna compensatoria è utilizzata dal bambino per ottenere un’immagine che ritiene irraggiungibile e desiderabile. Il bambino può inventare di tutto, può dire di essere figlio di re, di vivere in un castello, di avere un cavallo. Spesso i bambini inventano dei personaggi con i quali dialogano. Questo comportamento non è preoccupante fino ai 6 anni, dopodiché può essere indizio di immaturità, di alterazioni e incertezze nell’identificazione e nella coscienza di sé.

La mitomania rappresenta il grado estremo della menzogna compensatoria. È una tendenza al limite tra il volontario e l’involontario. Nel bambino piccolo può essere considerata quasi fisiologica, ma in genere la mitomania, essendo una manifestazione estrema si presenta in contesti di grave deprivazione affettiva, in bambini che non hanno uno o entrambi i genitori, che non li hanno mai conosciuti, e/o con gravi disturbi psichici.

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